domenica, 27 maggio 2007
Incredibile Adriano Sofri. Dopo più di trent'anni, scrive un lunghissimo articolo su Il Foglio, Lettera a un giovane apprendista assassino, affrontando il tema del libro di Mario Calabresi (Spingendo la notte più in là), dei figli delle vittime del terrorismo, delle figlie di Pinelli e - udite udite! - di «quella volta che lo Stato mi propose di uccidere in combutta con lui».
Siamo svegli o siamo dentro un sogno che somiglia molto a un incubo senza fine? E' mai possibile che uno scriva, papale papale: «Quello Stato era fazioso e pr0onto a umiliare e violentare. Lo so. Una volta uno dei suoi più alti esponenti venne a propormi un assassinio da eseguire in combutta, noi e i suoi affari riservati».
Chiarisce oggi il Corriere della Sera che il riferimento, chiaro, è a Federico Umberto D'Amato, morto nel 1996, e responsabile allora dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno. Al di là del fatto che i commentatori si dividano tra chi (Cossiga) considera l'uscita di Sofri una boutade e chi (Deaglio, ex di Lc) ritenga invece la rivelazione assolutamente attendibile, la cosa sconcertante è che un fatto gravissimo venga citato a casaccio, in un articolo, e soprattutto senza spiegazioni di sorta, senza fare chiaramente nomi e cognomi (chi avrebbe ordinato l'omicidio e chi doveva essere lo sfortunato assassinando?).
Ecco un esempio chiaro e lampante di come sia impossibile chiudere quella maledetta stagione degli anni Settanta (che qualche ubriaco si ostina a definire "anni formidabili"), quando chi sa (nomi, fatti, circostanze) va avanti da anni ad alludere senza dire una sola parola chiara su centinaia di vicende tuttora oscure, omicidi compresi. Conveniva a Sofri di stare zitto e continuare a tacere su questa come su un milione di altre porcherie sulle quali indubbiamente fa l'omertoso da sempre.
Cita il libro di Calabresi, Sofri, un libro in cui il figlio del commissario assassinato nel '72 dice chiaro e tondo: non si può tollerare che siano rimessi in libertà terroristi (nonché assassini) che tacciono sui nomi dei loro complici. Concetto fondamentale sul quale l'astuto Sofri glissa, salvo poi cercare di portar acqua al suo mulino insinuando ancora che Pinelli fu buttato giù della finestra, se non da Calabresi stesso (che stava in un'altra stanza), quantomeno dai suoi collaboratori (mentre il giudice D'Ambrosio assolse il commissario - ormai morto - e gli altri che interrogavano Pinelli, convinto che, per quanto possa sembrare paradossale, l'anarchico, digiuno da 3 giorni, potesse davvero essere caduto da solo, perdendo l'appoggio dal parapetto del davanzale).
«Non hanno più detto una parola», scrive Sofri. Quindi, se vale il sillogismo: Pinelli fu scaraventato dalla finestra e Calabresi non poteva non sapere, si può dire anche che Sofri non poteva non sapere chi uccise Calabresi (e che questo sia stato un assassinio e non una disgrazia è cosa certa, diversamente dall'affaire-Pinelli), quindi è lecito chiedere all'ex leader di Lc di fare finalmente dei nomi. Di dire chi gli ordinò di uccidere chi e di dire chi fece fuori il commissario. Altrimenti taccia (e smetta di scrivere) per sempre.
martedì, 22 maggio 2007
Ho un'idea per mister Ancelotti. E lo dico da spettatrice-distratta-e-rosicante della finalissima di Atene. C'è poco da girarci intorno. Questa è un'occasione che il destino cinico e baro concede una volta sola nella vita e che il Milan lo sa bene. C'è una cosa che, a mio giudizio, può essere utile ad Ancelotti per spargere un po' di sale sulle ferite di chi quella notte del 2005 a Istanbul c'era (i vari Gattuso, Maldini, Nesta, Kakà, Inzaghi). Vedere una volta, una volta sola, un video tipo questo.
Fotogrammi da travaso di bile. Scommettiamo che uno come Gattuso non si lascia sfuggire un'occasione come questa?
P.S. Certo che lo stesso destino cinico e baro non perde occasione per rovinare la festa all'Inter... una volta che vincono uno scudetto sono costretti a vedersi i cugini rossoneri di nuovo in finale di Champions. Vorrà dire che (eventualmente) Stankovic, Materazzi e compagni si faranno un altro tuffetto all'Acquafan per sbollentarsi un po'.
lunedì, 21 maggio 2007
Premesso che la questione non è nuova. Premesso che Mediaset non è la Rai e quindi delle proprie reti può farne ciò che vuole. Premesso (e non concesso) che se esiste "Un due tre stalla" in tv c'è proprio spazio per tutti. Premesso tutto ciò vi chiedo: c'eravate anche voi stanotte, attoniti, davanti allo schermo, su Rete 4, a guardare la finalissima di Miss Padania? Se la risposta è sì... non serve aggiungere altro. Se è no... vi siete persi uno degli spettacoli più agghiaccianti della stagione. Vi dico solo: Emilio Fede presidente di giuria, tra le prove di abilità le concorrenti dovevano spingere un carrello sculettando in favore di telecamera e, dulcis in fundo, a contendersi il titolo di Miss Camicia Verde 2007 c'erano solo belle femmine residenti da almeno dieci anni in Padania.
Comincio dal fondo. Ma la Padania, di grazia, cos'è? Chi ha definito i confini tanto da farne un concorso di bellezza? (Che poi ultimamente devono essersi un po' montati la testa visto che sul sito ufficiale viene specificato che le aspiranti miss devono venire da Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Trentino, Friuli, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Toscana). Ma i toscani lo sanno che sono pura razza padana anche loro? O forse gli svitati siamo noi se il vicesindaco di Lampedusa (L-a-m-p-e-d-u-s-a provincia di Agrigento, propio quella lì) è della Lega Nord.
martedì, 15 maggio 2007
Siamo proprio sicuri che lo sport unisca i Paesi? Che avvicini la gente di cultura differente?
Ne dubito fortemente. Nella "civilizzatissima" provincia Bergamo accade infatti che un giovane, premiato per aver vinto una gara scolastica d'atletica, venga spudoratamente fischiato dai suoi coetanei "semplicemente" perché marocchino!
Ed è stato di sicuro più fortunato del suo amico che, agli autoscontri del paese, è stato aggredito a colpi di bottiglia di vetro frantumata ricavandone "in cambio" punti di sutura alla testa e al collo.
Voglio dire non che i bergamaschi siano conosciuti per essere i più tolleranti, ma prendersela addiritttura con un ragazzino di dodici anni che da sette vive in italia e parla l'italiano forse meglio dei suoi concittadini, peraltro nel contesto di un evento sportivo che - a questo punto - di sportivo non ha più nulla, è semplicemente inconcepibile e ingiustificabile.
Il Preside della scuola di Casazza, ovviamente, cerca di giustificare l'accaduto come un semplice fatto di rivalità sportiva, ma anche in questo caso il fatto rimarrebbe sempre un episodio spiacevolissimo.
Ora mi verrebbe da chiedere: ma se già dallo sport si impara a coltivare l'odio per l'altro, come si pretende che nella vita di tutti i giorni ci si comporti diversamente?
sabato, 05 maggio 2007
Della serie, "Come beatificare un'inutile barbarie". Artisti, filosofi e attori sono scesi in campo per salvalre la corrida. Un gruppo di intellettuali di lingua spagnola, capeggiati dallo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, hanno addirittura scritto una petizione indirizzata all'Unesco per dichiarare la corrida patrimonio mondiale dell'umanitaà Patrimonio dell'umanità???
I promotori dell'iniziativa hanno intenzione forse di gettare alle ortiche anni e anni di aspre battaglie degli animalisti?
Per fortuna che leggo su Repubblica che per Luis Sepulveda, "la corrida è uno spettacolo ''ingiustificabile'' dove il toro ''subisce nell'arena una tortura peggiore rispetto a quella del mattatoio''. Meno male: mi sento meno sola!
giovedì, 03 maggio 2007
Finalmente non uno ma due fatti di cronaca in cui si possano accusare gli stranieri! Doina Mattei è la ragazza 21enne romena che ha ucciso in maniera brutale la sua coetanea italiana Vanessa Russo, con un colpo di ombrello nell’occhio. Gli italiani xenofobi, un caso così lo attendevano da mesi. Ora ce ne sono addirittura due: c'è stata infatti una svolta nelle indagini sul duplice delitto di Mendicino, nel cosentino, dove una anziana coppia è stata uccisa a colpi d'ascia in casa. Nella notte è stato fermato un rumeno di 34 anni, legato alla badante dei coniugi. Da tempo la parte razzista del nostro Paese cercava di prendersela con qualche extracomunitario. Certo, meglio se arabo, come nel caso di Erba in cui Azouz Marzouk era stato ingiustamente accusato dagli inquirenti e dai media di avere sterminato la propria famiglia. E invece, accidenti, erano stati due italiani, italianissimi, anzi addirittura due cittadini del Nord Italia, Olindo Romano e Angela Rosa Bazzi.
Ora che è stato commesso l’omicidio volontario di un’italiana da parte di una cittadina romena e che due anziani sono stati presi a colpi d'ascia da un altro rumeno, i sentimenti di mvanno dalla vendetta in stile occhio per occhio, all’attacco indiscriminato a tutti gli immigrati. Certo, è un peccato che la Romania sia entrata in Europa a gennaio, se questo assassinio brutale si fosse verificato entro il 31 dicembre gli italiani xenofobi sarebbero stati più contenti. Su blog e forum è scattata l’offensiva agli stranieri: “Che tornino tutti a casa!”, oppure: “Chiudiamo le frontiere”, o ancora: “Ci vuole la pena di morte”. Nulla importa se ogni giorno nel mondo avvengano omicidi provocati da connazionali e se migliaia di persone che vengono da altri paesi non abbiano mai fatto male a una mosca. Ora è il momento del "tutti contro gli stranieri".
mercoledì, 02 maggio 2007
E adesso ci chiedono già di perdonare. Di perdonare le due giovani rumene, e in particolare Doina, l'autrice 21enne del colpo mortale sferrato con l'ombrello verso Vanessa Russo, la ragazza uccisa in metropolitana a Roma in una tranquilla giornata qualunque. La macchina della giustizia ha appena iniziato a muovere i primissimi passi, ma abbiamo già iniziato a sentire le prime spiegazioni dell'autrice del terribile gesto ("Non volevo ucciderla, l'ho fatto solo per difendermi"), e già oggi ai funerali di Vanessa ci è toccato ascoltare quelle parole che chiedono misericordia. Parole che stridono con il dolore - ancora troppo grande, ancora troppo fresco - che devono sopportare i familiari di Vanessa, e la comunità del quartiere in cui Vanessa abitava. Parole troppo premature, che fanno gridare, quasi per reazione: "No, mai. Ergastolo".
Erano in molti stamattina, nella chiesa gremita per le esequie di Vanessa Russo, a rispondere in questo modo all'appello al perdono lanciato da don Cristian, l'ex viceparroco di Fidene, attualmente in Sicilia, grande amico della famiglia. "Vi chiedo di perdonare chi si è macchiato di un crimine così assurdo - ha scritto il sacerdote in un telegramma letto durante la funzione -. Non c'è più spazio per le parole è tempo di agire ma non con la violenza, con l'amore. L'amore, silenzioso, è fecondo, il rancore, rumoroso, uccide.
Perdonando dareste una lezione a tutta Italia". Parole che non hanno sucitato le reazioni sperate. Ma era prevedibile che andasse così. Del resto - continuo a chiedermi - chi di noi sarebbe pronto a perdonare?
mercoledì, 18 aprile 2007
Alla fine gufi e gufastri di mezzo mondo ce l'hanno fatta. Gli Europei del 2012 non si giocheranno in Italia ma in Polonia-Ucraina. Uno smacco? Sì, per l'Italia pallonara (e non solo) una figura di m. grande così. Adesso tutti diranno che non siamo simpatici, siamo invidiati, che vabbé l'importante sono i Mondiali, che tanto giocare le partite in casa o fuori è lo stesso e altre fregnacce. La verità è che l'Italia fresca campione del mondo ha pagato a caro prezzo la propria impresentabilità. Ma davvero credevamo di poterla fare franca dopo gli sputi di Totti, le sceneggiate di Vieri, le "Materazzate" e le "Moggiate"? Ma soprattutto che credibilità può avere un paese nel quale nel breve volgere di qualche mese il calcio è salito agli onori delle cronache (oltre che per il miracolo di Germania) solo per partite truccate, arbitri prezzolati o comunque addomesticabili, doping più o meno manifesto coperto però dall'omertà, risse in campo (sia in patria sia fuori), guerre (in)civili fuori e dentro gli stadi con tanto di agente di polizia ammazzato non più di due mesi fa. Metà degli stadi - o giù di lì- dichiarati inagibili. Può bastare? No. Mettiamoci pure che quelli che avrebbero dovuto portare gli Europei in Italia, i politici/politicanti anche all'estero hanno capito chi sono. Già pregustavano il fiume di quattrini per rifare il look agli stadi da terzo mondo che ci sono qui da noi. Si fregavano le mani assaporando di ripetere in forma tascabile, gli sfarzi di Italia 90. Non a caso dopo il tempo di buriana sono tornati guarda caso tutti gli stessi papaveri di allora... Ma stavolta ha detto male. Non è bastato il curriculum pallonaro azzurro e la promessa di fare stavolta le cose per bene. Platini che è il presidente dell'Uefa e che non perde occasione per punzecchiare il pallone italico l'aveva detto a chiare lettere: "Se vi diamo gli Europei è solo perché le alternative sono peggiori". Evidentemente non c'è limite al peggio...
sabato, 14 aprile 2007
Ognuno parli di quello che sa
La messa cattolica così com'è non va bene. Troppo lunga e noiosa. Le formule pronunciate dal prete sono una mera ripetizione soporifera. Ecco quindi alcuni suggerimenti per modificarla. Al posto del rituale "scambiatevi un segno di pace" si potrà fare un bel girotondo, più allegro e festoso, meno formale e cupo della stretta di mano corredata di sorriso ipocrita. La confessione va abolita, tanto chi ormai confessa i propri peccati fino in fondo?
La comunione invece va spostata: è un momento spirituale a cui peraltro non tutti aderiscono. Si potrebbe tranquillamente posticipare questo rito alla fine della cerimonia e al posto della frase finale, "la messa è finita, andate in pace" il prete potrebbe invece invitare i fedeli interessati all'eucaristia, mentre gli altri potrebbero andarsene.
Chi siamo noi per dare suggerimenti alla Chiesa sulla Celebrazione eucaristica? Ovviamente nessuno. In più non abbiamo competenze e soprattutto esperienze teologiche di alcun genere, non siamo neppure cattolici praticanti. Quindi siamo le persone giuste. I membri della chiesa cattolica infatti non fanno sesso, ma impongono i loro dictat su come e quando farlo, non hanno una famiglia, ma dettano ogni giorno le condizioni su come averla e su questa materia influenzano le leggi dello Stato intervenendo persino sulla stabilità dei governi. Che ne pensi?
Ps: Dato che i commenti sono molto infuocati, aggiungo una cosa: evidentemente dà fastidio ai cattolici integralisti che qualcuno parli di cose che non gli competono rispetto alla celebrazione della messa. Spero sia chiaro l'accostamento: costoro dovrebbero capire finalmente che parlare di famiglia, di sesso, di scienza senza averne reale conoscenza (e quindi competenza) infastidisce molto chi vorrebbe meno ingerenze da parte della Chiesa cattolica.
martedì, 27 marzo 2007
Il girone dei pornofrati
Sono passati appena due giorni dalle ultime esternazioni di Papa Ratzinger, che - nella sua veste di vescovo di Roma, alla chiesa di Santa Felicita e Figli Martiri della borgata romana di Fidene - ha ricordato urbi et orbi a fedeli e non fedeli che l'Inferno non solo esiste ma è anche eterno.
Non è dato sapere se ci siano connessioni (perlomeno ultraterrene) tra le dichiarazioni di Benedetto XVI e il fatto che sia comparso, tra gli atti dell'inchiesta che vede imputato Padre Fedele Bisceglia per violenza sessuale nei confronti di una suora, un filmino porno amatoriale intitolato "Il diavolo in convento". Protagonista presunto del video sarebbe proprio il frate cappuccino. Il sostituto procuratore di Cosenza, Claudio Curreli, avrebbe confermato le accuse ai giudici del Tribunale della libertà di Catanzaro. Insieme al padre è coinvolto il segretario Antonio Gaudio. Il frate cosentino era divenuto famoso per la redenzione mediatica della pornodiva Luana Borgia (quest'anno di nuovo al lavoro al Mi-Sex, la fiera dell'erotismo di Milano), prima di essere coinvolto in quella brutta storia di stupro.
Padre Fedele e il suo segretario si difendono e giustificano la presenza del video hard nel computer del convento dicendo di averlo scaricato dal web. Ma la compatibilità di entrambi con la figura maschile protagonista porterebbe a pensare piuttosto a un video girato proprio nel convento. Nel filmino si vedrebbe una donna che indossa un saio nero e delle calze corte. Se anche il frate dovesse sfuggire alla giustizia terrena, non riuscirebbe a farla franca in un quadro di giustizia più ampio, quella divina. Perché l'inferno esiste ed è eterno.
martedì, 27 marzo 2007
Da Potenza a Milano. E certo! Dove poteva approdare, se non all'ombra della madunina, il troncone di Vallettopoli che presto ribattezzeranno Cocainopoli? Nuvole di borotalco nel privato dei privee o sui terrazzi degli attici in centro: dietro alla polvere, le solite sgallettate da calendario. La Lessa, la Fabiani, la Lodo più un ex tronista e il solito giovaneimprenditoredelramotessile: tutti davanti al pm Frank Di Maio (anche lui anglo-qualcosa?) a un passo dal Duomo - fortunati loro, altro che trasferte potentine. 
Ma a stuzzicare la mia curiosità, lo confesso, è un altro nome. Pietro Tavallini, "ventiquattrenne milanese considerato il fornitore di coca" delle suddette sgallettate. Figlio della Milano bene, ed erede di quella da bere, si presenta a Palazzo di giustizia accompagnato da papà. Povera stella. A vederlo così sembra uno sparuto ragazzino. Eppure fino a ieri faceva lo splendido nelle discoteche "in" della città e vantava conoscenti di livello, tipo Barbara Berlusconi.
'Sto popo di personaggio è ben descritto da Piero Colaprico, cronista di razza e scrittore di gialli e noir ambientati a Milano: "Milano è così, ci si incontra, ci si scorda, si riesce a campare alla grande non sapendo che cosa si fa - scrive su la Repubblica, il suo giornale-. Come il Pietro Tavallini, che sembra l'erede della "Milano da bere" e, stando ai magistrati, "è ben inserito nel mondo dello spettacolo, della moda e dello sport, dei protagonisti della cosiddetta "Milano by night", non per particolari attitudini o ruoli lavorativi, ma per conoscenza diretta di persone che ne fanno parte, soprattutto appartenenti a famiglie della cosiddetta "Milano bene"". Milano bene? Quella di un tempo, se c'era, chissà dove s'è nascosta (da anni). E quella di adesso non è certo composta da Silvia Abbate, detta Paris Hilton, o dal servizievole Tavallini, che dev'essere uno anche simpatico, visto che Fernanda Lessa, dopo alcuni interrogatori in cui ha capito che spira pessima aria, gli dice: "Ti porterò una tortina con la lima". Sciapò.
domenica, 25 marzo 2007
La faccenda si fa pesante. Manco il tempo di metabolizzare l'affaire-Sircana che spunta fuori un altro (presunto) capitoletto di Scandalopoli. Stavolta ci sarebbe addirittura un video. Roba forte, molto più forte delle foto vedo-non-vedo rubate in una sera d'estate. La ricetta è più o meno la stessa, il prurito è assicurato: tre belle sventole, uno yacht che dondola al largo di Capri, "un trans, un ricco americano, un napoletano che si faceva chiamare l'Ingegnere" e poi il pezzo forte. Il politico.
Questi sono fatti, mica miciomiciobaubau. Li ha raccontati una delle tre sventole di cui sopra al Corriere della Sera. E ha raccontato pure che ovviamente a bordo giravano ostriche, champagne, musica e coca (figuriamoci se...). Sul giornale ci sono le iniziali della signorina e pure una specie di indovinello. Io ho capito di chi si tratta, due più due fa sempre quattro.
Il problema però non è lei (L.V.) quanto l'altro. Quello che rischia davvero grosso. Dopo il portavoce di Prodi (e del governo) che conversa con un trans, questo Paese non reggerebbe un'altra batosta del genere. Non per il fatto in sé (visto che anche in questo caso in molti direbbero: saranno pure fatti suoi!) quanto per il fatto che a un certo punto quest'uomo avrà un nome, un cognome e un colore. E lì c'è poco da fare i tolleranti. Farà effetto. Ma il "dalli al politico" è ufficialmente in corso. Pronostico: si arriverà in basso, sempre più in basso. Grazie dottor Woodcock!
giovedì, 15 marzo 2007
Nella azienda pubblica ci sarebbero almeno 50-60 tra conduttori, giornalisti e autori che costano più di 250 mila euro, limite fissato dalla Finanziaria. E ora come si fa?
Questa Finanziaria sta facendo dormire sonni molto agitati dalle parti di viale Mazzini. Dopo la bagarre sollevata dal festival di Sanremo e la polemica degli ingaggi esorbitanti degli ospiti stranieri ( solo per Penelope Cruz è stato staccato un assegno di 350.000 euro) ora la questione spinosa riguarda gli ingaggi dei cavalli di Razza della Rai.
Si perché se è vero che il limite fissato dalla Finanziaria per i contratti del settore pubblico è di 250 mila euro almeno 50-60 big, tra conduttori, giornalisti e registi, sarebbero decisamente “ over size” . E parliamo di pilastri come Simona Ventura, Enzo Biagi ( il cui ritorno è atteso per la primavera, dopo l’esilio forzato berlusconiano), Piero angela e Bruno Vespa. Che per condurre l’Isola dei Famosi, Quelli che il calcio o Porta a Porta guadagnano cifre esorbitanti. E noi che fino a oggi avevamo sempre e solo sparato a zero sugli ingaggi di calciatori e modelle...
Cero sarebbe una bella mazzata per l’azienda pubblica perdere in un sol colpo le proprie galline dalle uova d’oro. Anche perché, replica il direttore generale Cappon, è vero che questi big costano, ma è anche vero che garantiscono a loro volta un ritorno in termini di audience, pubblicità e quindi soldi. In pratica, si difendono in Rai, sarebbero soldi spesi bene, che escono dal portone per rientrare dalla finestra. Con una sola differenza: che quelli che escono dalla porta sono anche dei contribuenti, mentre quelli che rientrano sono solo di mamma Rai. O no?
Quali i scenari futuri? Che i suddetti personaggi rinuncino ai loro ingaggi milionari, pare improbabile. Che inizi una migrazione lenta e inesorabile verso le televisioni private, più plausibile. In mezzo a tutto, una sola certezza: si è finalmente capito ( con buona pace di Striscia la Notizia) il motivo del continuo fregarsi le mani di Vespa….
mercoledì, 14 marzo 2007
Sindrome da egocentrismo spinto. Altrimenti cos'altro potrebbe spingere il candidato sindaco della CdL al Comune di Lecce a presentarsi in mutande sulla home page del blog appena aperto in vista delle prossime elezioni amministrative?
Paolo Perrone, in barba a qualsiasi pudore, è andato oltre. Ha messo nero su bianco, pixel dopo pixel, le misure del suo fisichétto da quarantenne in carriera (né troppo tirato né troppo flaccido per la sua età).
Viste le premesse, non ci sentiamo di escludere che prima o dopo sulle stesse pagine verranno pubblicati, nell'ordine: i risultati dell'ultimo emocromo (puliti dentro belli fuori), le foto dell'ultimo Natale in famiglia (il politico tutto casa, chiesa e Parlamento non tramonta mai), la fotocopia del Diploma di Laurea alla Bocconi (col massimo dei voti, mais oui).
Campagne elettorali a suon di autostrade, parcheggi e più lavoro per tutti? Vecchiume da prima repubblica. Ora conta lo slip, meglio se sgambato.
mercoledì, 14 marzo 2007
Tutta colpa del Valencia. Almeno questo dice la sentenza della Uefa sulla maxi rissa in Champions. Sette mesi di squalifica a David Navarro (quel codardone che ha dato un cazzotto in faccia a Burdisso e poi è scappato negli spogliatoi). Sei giornate agli interisti Maicon (uno di quelli che lo ha inseguito per rendergli il favore) e Burdisso (cornuto e mazziato). Quattro turni a Marchena (che poi è quello che ha cominciato tutto).